Curiosità, Vivere la città

Storia di una ladra di foto: la giornata di un’instagrammer

Ogni giorno uno studente si sveglia e sa che dovrà lottare contro il tempo se vorrà arrivare in orario alla lezione delle 8. Ma chiaramente c’è l’eccezione che conferma la regola: lo studente instagrammer. Ebbene sì, gli studenti malati di Instagram molto spesso evitano le corse disperate dell’ultimo minuto. Non che siano più puntuali o meglio organizzati di altri, anzi: sono semplicemente consapevoli dei propri limiti.
Ogni instagrammer sa che a metà strada potrebbe trovare la location perfetta per una foto, o l’elemento più azzeccato per cominciare al meglio le sue Instagram stories mattutine: per questo si prende il suo tempo.

In questo articolo ho deciso di raccontarvi in prima persona la vita di una studentessa genovese con dei seri problemi a fare a meno del noto social network durante le sue giornate. Non perché la vita di un’instagrammer sia più divertente o particolare di quella di uno studente normale, anzi: cambia solo la prospettiva attraverso cui vedere le cose. E, per rendere la questione maggiormente accattivante, ho deciso di instagrammare una giornata un po’ più colorata delle altre.

Siete pronti a seguirmi e a guardare la nostra Zena attraverso la fotocamera del mio telefono?

Le basi, breve guida dell’instagrammer

Primo dilemma che ci si palesa davanti: faccio la storia o posto la foto sul mio profilo? Badate bene, non è una scelta semplice: è chiaro che intasare la home della gente sarebbe controproducente, ma anche riempiendo la propria storia di Instagram a dismisura si rischia che nessuno – o, almeno, il nostro destinatario prediletto – guardi con attenzione le foto che abbiamo scattato con tanta cura. Ci vuole una certa aurea mediocritas, insomma.

Chiaramente ogni mattina l’instagrammer in questione si alzerà e uscirà di casa, ma ben presto sulla sua strada – eureka! – troverà qualcosa di poetico da fotografare. E state certi che non si lascerà sfuggire questa ghiotta occasione.

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Oregina

Restando in tema, una foto must sarà poi quella della colazione – rigorosamente al bar: quella a casa vale meno punti sulla scala dell’instagrammabilità, non ve lo dimenticate. Successivamente lo studente andrà a lezione, ma visto che ha pensato bene di avere talmente tanta premura da alzarsi all’alba, si renderà ben presto conto che la Sala B dell’Albergo dei Poveri – già ampiamente presentato al nostro pubblico da @lucrymary nel suo penultimo articolo – è ancora vuota. Sì, è proprio vuota – se non altro perché e in anticipo di tipo mezz’ora – così come lo è anche il cortine interno, normalmente sede di flussi continui di esseri umani.
Ebbene sì, arrivare in anticipo è un classicone in questi casi – anche se personalmente sto iniziando a dubitare che tutto questo sia dovuto a un meccanismo inconscio con cui il mio cervello cerca di aiutarmi a creare nuove situazioni top per guarnire degnamente le mie stories.

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Albergo dei Poveri

Ok, lezione finita. È venuto il momento di un altro pezzo che su Instagram va proprio forte: il pranzo. E siamo o non siamo a Genova? Come farci mancare un bel pezzo di fugässa calda mentre corriamo tra gli ombrelli colorati per andare a Brignole a prendere il treno.
A questo punto è doveroso che io vi avvisi: sta per arrivare la parte clou di questa mia breve rassegna. Stay tuned.

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Via XXV Aprile e via Roma invase da ombrelli colorati

A piccoli passi

E finalmente eccoci qua: Euroflora 2018. Non ve lo aspettavate, eh? Diciamocelo, i Parchi di Nervi sono una meraviglia per ospitare questa mostra del fiore e della pianta ornamentale – e anche per guarnire la mia storia di Instagram.

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Euroflora 2018

Ma cosa ci faccio qui? Mi ci ha mandata l’università. Ebbene sì, per chi ancora non lo sapesse, il Servizio all’Orientamento universitario dell’UniGe ha allestito un banchetto all’interno della manifestazione, e alcuni studenti sono stati scelti per dare assistenza e informazioni a tutti coloro che potrebbero in qualche modo essere interessati a iscriversi all’UniGe.
Chiaramente tutto questo sarebbe ancora più una figata se non fossi allergica ai 4/3 delle piante che ho fotografato, ma in fondo non si può pretendere troppo.

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Euroflora 2018: banco UniGe

Siamo agli sgoccioli

Cosa ci resta da fare? Il turno è finito, sono quasi le 19.30 e i Parchi stanno per chiudere. Giretto? Purtroppo nel roseto ci sono ancora più che altro boccioli, e la stanchezza comincia a farsi sentire. Con i colleghi diamo una rapida occhiata in giro, ci facciamo un paio di selfie con i peperoncini giganti, scattiamo altre foto – che quasi sicuramente nei prossimi giorni finiranno dilazionate nei nostri profili social – e ci apprestiamo a prendere il treno. Ma ecco che madre natura ci fa l’ennesimo regalo della giornata: uno splendido tramonto sul mare di Nervi. Come non immortalarlo?

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Stazione di Genova Nervi

Distrutti, affamati e con un sorrisone stampato in faccia, ci teniamo svegli a vicenda per evitare di ritrovarci a Savona. La giornata è finita, ma forse non tutto è ancora perduto per l’instagrammer doc. Dal sedile dietro senti una voce piena di sentimento: “Ehi raga, che ne dite di una pizza?”

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Pinsa (ho mentito, non è pizza)

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